Trasporto disabili a San Fele 1


I dischi rotti si sa fanno sempre lo stesso suono, ripetono sempre le stesse cose e alla fine perdono di melodia e voglia di    essere   ascoltati. Chi si fa portavoce di certe problematiche non permetterà mai che venga classificato come tale, ma piuttosto come un tramite che cerca di sensibilizzare su temi molto spesso dimenticati, rinchiusi in ambito familiare e che invece dovrebbero avere forte risonanza collettiva. Torniamo a parlare per l’ennesima volta di disabilità ed è molto più difficile accettare la realtà della non curanza della persona affetta da patologia che la patologia stessa. Il coordinatore dell’AIAS, mesi fa ha comunicato ai pazienti del Centro di riabilitazione di San Fele la sospensione del servizio di trasporto che veniva effettuato anche per i pazienti di Ruvo del Monte e di Rapone. Le motivazioni di carattere economico, per i tagli al settore hanno portato l’ Azienda a questa “sofferta decisione”, senza considerare che tutto ciò sarebbe stata una ulteriore sofferenza per chi invece dovrebbe essere sostenuto e difeso. Con una magnanimità stridente e poco credibile e come se fosse un grandissimo sforzo ha poi assicurato il trattamento domiciliare per i casi più gravi, ma dobbiamo considerare che il paziente trattato a domicilio non potrebbe essere attrezzato adeguatamente per sostenere quotidianamente un percorso terapeutico e riabilitativo. Evidentemente sono dettagli di poco conto e che riducono le persone come sempre a numeri, casi e cartelle cliniche. E’ stato chiesto al coordinatore se a lungo andare perdendo servizi  di conseguenza si bloccano i trattamenti l’ambulatorio di riabilitazione è destinato alla chiusura e dulcis in fundo la risposta è stata che potrebbe essere una possibilità concreta. Tocca sempre a chi è portatore di disabilità e alle famiglie affrontare la vita con tenacia, determinazione, coraggio e positività, senza mai sostare e guardare l’alba dei giorni che si susseguono come giorni sempre migliori, armandosi di fiducia senza abbattersi e non avendo mai attenuanti per farlo. Con questo bagaglio i cittadini disabili di San Fele e le loro famiglie hanno pensato bene o dovrei dire male, visti i risultati attuali di rivolgersi alle Istituzioni, al primo cittadino e all’ Amministrazione comunale. Voglio sottolineare con forza questo punto, perchè puntualmente viene travisato e sorvolato che L’Ente Comune è tenuto all’assistenza della persona disabile, non solo perchè lo prevedono le leggi, ma soprattutto per senso di civiltà e moralità che discernono dal resto, superando e battendo il Codice Civile. Si dice sempre che il grado di civiltà si misura dalla cura che si ha per i più deboli. A questa sollecitazione il nostro Sindaco nell’unico incontro avuto con i cittadini in questione ha prontamente ribadito solerte che non è tenuto a questo tipo di assistenza. Molto riduttivo e sbrigativo, se consideriamo che l’art. 3 delle Legge 1° Marzo 2006  n°67 con uno speciale provvedimento si fa carico della piena attuazione del principio di parità di trattamento e delle pari opportunità di cui alla Legge 104/1992 e prevede misure di tutela giurisdizionale avverso atti e comportamenti, anche omissivi da parte di privati ed Enti pubblici che comportino discriminazione nei confronti delle persone con disabilità. Abbiamo avuto durante il colloquio l’impressione di essere degli alieni che avevano sbagliato la rotta ed erano sbarcati su un altro pianeta, senza permesso e soprattutto senza appuntamento. Fortuna ha voluto che presenziava alla riunione anche un consigliere o assessore, non sono al corrente di quale titolo sia insignito, ma questo non interessa e non ha nessuna importanza, che impugando penna e carta sembrava stesse stilando un progetto di soluzione al problema senza precedenti. Ci siamo dovuti ricredere subito, era il solito “menare il can per l’aia” pratica ormai obsoleta e malfunzionante. Non ci siamo persi d’animo e abbiamo proposto di riattivare il servizio tramite il Comune, utilizzando i pulmini per il trasporto scolastico, alcuni di essi dotati di pedana, concordando successivamente orari ed esigenze individuali, con ovvia collaborazione da parte dell’AIAS. L’ipotesi è stata subito scartata e senza possibilità di appello. Abbiamo anche suggerito di portare in conferenza dei Sindaci all’ordine del giorno la discussione del problema, affinchè la coesione producesse qualche risultato, oppure la ricerca di fondi attraverso la Regione per una concreta risoluzione. Visto il prevedibile e conosciutissimo “SILENZIO” i rappresentanti dell’opposizione hanno portato in consiglio comunale le nostre richieste interrogando l’Amministrazione sulla questione e chiedendo una soluzione in tempi brevi. Oggi siamo al punto di partenza e sentirsi dire che in questa situazione non versa solo il nostro Comune, ma anche gli altri non è certo una consolazione e in questo contesto non vogliamo metterci in coda e aspettare il turno. Le nostre Istituzioni devono sapere che la buona volontà non abbandona mai le situazioni difficili, le nostre richieste devono essere ascoltate, stiamo parlando di trattamenti riabilitativi e non di trattamenti di bellezza. Alcuni pazienti raggiungono a piedi il Centro di riabilitazione e la distanza è considerevole pur avendo seri problemi di deambulazione per continuare il loro percorso e tentare di migliorare la qualità della loro vita. Altri invece sono costretti a rimanere a casa, perchè non deambulanti e dimessi già dal progetto riabilitativo. Come prassi il disabile riceve anche le dimissioni non potendo frequentare e quindi non essendo più “produttivo”. Un contratto di lavoro a tutti gli effetti, senza garanzie per la parte lesa. L’ammalato perde anche momenti di socializzazione importanti nella quotidianità della sua esistenza. Mi sembra superfluo sottolineare, ma facciamolo lo stesso che tutto questo non è affatto dignitoso e umano, ma deprivato degli elementari principi di solidarietà, tutela e sostegno. La disabilità ha un compito fondamentale fra i tanti: mantenere sempre alta l’attenzione sulla sua presenza, così da non autorizzare e alimentare l’indifferenza, l’intolleranza e gli innumerevoli atti di discriminazione, violazione di diritti, violenze fisiche e psichiche che i portatori di handicap subiscono sempre, le cronache sono un bollettino giornaliero tristissimo. Sublimare questo stato delle cose ad una più alta considerazione e di conseguenza operare attivamente, senza scrollarsi di dosso responsabilità etiche e civili degne di un tessuto sociale sano, significa avere un confronto serio e collaborativo , rispettoso della persona e della sua condizione.

 

Aspetteremo il prossimo consiglio comunale per avere segnali positivi e concreti.


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Un commento su “Trasporto disabili a San Fele

  • Graziella Cristiano

    Grazie Pina per questo dettagliato resoconto dei fatti. Qui nessuno chiede favori e nessuno attende gentili concessioni. L’amministrazione ha il dovere morale, sociale ma prima di tutto giuridico, di trovare una soluzione al problema, lo dice la legge 104/1992. Aspettiamo fiduciosi (e agguerriti!) il prossimo consiglio comunale.